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MANUALE AUTO RIPARAZIONE E VERNICIATURA CARENATURE MOTO

 

INTRODUZIONE

 Abbiamo assaggiato l' asfalto e, già mentre si striscia in terra, si pensa ai vari risparmi che se ne andranno in fumo per ingrassare il conto in banca del carrozziere!
E allora che fare? Perchè non tentare di dare una rassettata noi stessi alla nostra cavalcatura?
Io, mio malgrado, ho iniziato proprio così e le doti principali richiesteci sono solo una buona manualità e dello spazio dove poter lavorare.

 

Questo manuale non ha l' ambizione di volervi far diventare dei carrozzieri provetti, ma ha il principale scopo di fare aprire gli occhi ai profani, facendogli capire che, se fatto con pazienza, tutti possono rimediare ai danni causati ( alla carrozzeria ) da uno scivolone con la moto!

Inizierei con il dividere quattro argomenti:
  1. riparazione oggetti in vetroresina ( carbonio o materiali compositi non con scopi strutturali )
  2. riparazione di oggetti in plastica ( tipo l' ABS delle carene, ma non in plastiche termorestringenti )
  3. riparazione di oggetti di lamiere ( un classico: i serbatoi )
  4. verniciature dei componenti riparati

con la premessa che tutti i materiali poi descritti possono essere facilmente reperiti presso una qualsiasi ferramenta ove si servono dei carrozzieri, diamo inizio al manuale vero e proprio.

 

 

RIPARAZIONE DELLA VETRORESINA

La quasi totalità degli utenti della pista, "dona" alle proprie moto delle carene che sostituiscono le originali, con quelle fatte appunto in vetroresina.

Premesse:

È da notare subito che le carene sono costituite da due parti distinte: il tessuto vero e proprio ( la fibra di vetro visibile dalla parte interna ) impregnato dalla resina e il distaccante dallo stampo (gelcot ) che rappresenta la parte esterna ( di solito di colore bianco ) della carenatura.
La prima distinzione va fatta analizzando dall' interno il tessuto che costituisce l' anima della vetroresina: il Matt è quello creato da piccoli fili di qualche centimetro di fibra di vetro pressata insieme ( meno costosa ma più fragile e più pesante ) e la fibra di vetro tessuta ( per le carene migliori si usa quasi sempre quest' ultima, riconoscibile per il classico intreccio che trama e ordito danno alla stoffa ).

Per la riparazione vera e propria uno vale l' altro, ma se la parte non è piana conviene scegliere quella tessuta che è più morbida da lavorare. Inoltre ci si può avvalere ( per le parti fortemente curve come gli attacchi frecce ) della resina già preimpastata che è simile allo stucco e si spalma con la spatola.
Inoltre anche la resina può essere di due tipi: la poliestere ( economica, veloce nell' asciugatura e riconoscibile in quanto il catalizzatore è un flaconcino piccolo visto che va miscelato attorno al 2%, ma con scarsa qualità strutturali è quella che di solito si usa per le riparazioni delle carene ) e l' epossidica ( molto densa, costosa e difficile da stendere ha tempi d' asciugatura di 12 ore e va miscelata con il catalizzatore al 50% ma ha ottime capacità strutturali infatti si usa per creare particolari in carbonio ).

 

La riparazione:

 La riparazione vera e propria inizia con una meticolosa pulizia delle parti da riparare, ove prima con dell' acqua e poi ( sempre ) con un diluente ( anche il nitro ), si deve togliere ogni traccia di sporco e soprattutto di grasso.
Se la rottura è una crepa si usa un forte nastro adesivo dall' esterno che ha il compito di bloccare le parti in maniera che combacino il più possibile, se invece manca una parte dovremmo trovare il modo di applicare (sempre dall' esterno ) un qualcosa che tappi il buco e crei supporto alla resina che andremo a posizionare.
Per far ciò o si usa del comune nastro da carrozziere ( quello di carta ) per superfici piane o, per superfici ondulate io ricorro a del comunissimo Pongo facendo attenzione a non farlo debordare all' interno

 

 Ora prendete il tessuto di fibra di vetro e preparate tagliate già da subito due o tre pezze di forma adatta a coprire e supportare la carenatura rotta. Qui è importante ( per un lavoro accurato ) che copriate anche le varie ramificazioni delle crepe, visibili solo dall' esterno facendo un po' flettere la carena, con adeguate pezze di tessuto che impediranno poi, con il normale uso della moto, il flettersi della carena e quindi il riaprirsi di crepature sotto la vernice.
Quindi si prepara la resina mettendo il liquido miscelato con il catalizzatore in un contenitore e poi con un pennello si cosparge la superficie dove poi andranno posizionate le pezze ( abbondate ), adagiando la parte della carena da riparare in posizione orizzontale .

Posizionate le pezze precedentemente tagliate facendole ben aderire alla superficie e cospargetele di resina picchiettandole con il pennello finchè non le avrete completamente intrise di liquido ( lo notate in quanto cambiano di colore tanto quanto un tessuto quando si bagna ). È Importantissimo non lasciare bolle d' aria tra il tessuto e la parte da riparare, insistete quindi con molta accuratezza in questa fase del lavoro.

Ora si deve attendere l' asciugatura tenendo presente che la resina teme l' umidità e le temperature sotto i 10°, quindi per innescare la catalisi si può usare un phon per scaldare le parti, ma senza esagerare: una catalisi troppo accelerata porta il composto a essere più fragile oltre che far diventare la resina molto liquida tanto da colare via dalle pezze.

Quando sentite che il composto ha indurito, staccate lo scotch esterno e prima di iniziare con la stuccatura ( non prima di una bella sgrassata anche all' esterno ) fate saltare via i pezzetti di gelcot che si trovano sulle crepe creando una sorta di solco a V ( usate un cacciavite ) in maniera che lo stucco abbia la superficie adeguata per attaccare. Questo servirà a non far riuscire le crepe successivamente alla riparazione.

 Date una carteggiata all' esterno ( usate anche grane grosse tanto poi si deve stuccare ) per eliminare eventuali gocce di resina indurita ( molto dura da spianare ), risgrassate il tutto e con del normale stucco ( quello per il ferro che usano i carrozzieri va benissimo ), iniziate a riparare le crepe esterne, tirando il più possibile la superficie in piano con le spatole

( trucchetto: se lo stucco inizia a essere duro da lavorare inumiditelo con del diluente nitro ).

 

 Per controllare l' accuratezza del lavoro di stuccatura ci sono tre metodi: i due classici sono di sfiorare la superficie con i polpastrelli e di mettere la carena controluce per vedere, con il gioco di ombre e riflessi, eventuali pecche, poi , il terzo consiste nel spruzzare la carena con un velo di vernice nitro ( le bombolette faranno al caso nostro ) e poi passare con pochissima pressione una tela a grana fine ( da 600 in su ). Come per incanto tutte le protuberanze verranno mangiate dalla tela rendendole visibili, e quando il colore sarà del tutto asportato anche la superficie sarà liscia.

 

 

RIPARAZIONE DEGLI OGGETTI IN PLASTICA

Quando il tonfo è avvenuto con la carena originale si può tentare la riparazione con un saldatore del tipo da elettricista che sia munito di un adeguato vattaggio ( almeno 40 W ) e dalla punta a scalpello.

L' ABS ( materiale plastico con il quale sono costruite la maggior parte delle carene, parafanghi, codoni ecc. ) non è termorestringente e ciò significa che se sottoposto a forte calore non si ritira. Pertanto può essere fuso con il saldatore. La riparazione consiste nel far combaciare il più possibile le parti rotte con un nastro telato ( dall' esterno ) e poi iniziare a fondere la plastica poggiandoci sopra il saldatore. Per far ciò si " incide " più volte con la punta la crepa in senso trasversale alla crepa stessa per far fondere la plastica non solo in superficie e poi, come se fosse crema, si spalma quella che sta a sinistra della crepa verso la parte destra e viceversa. Per appianare il tutto si usa la parte piatta della punta del saldatore come se fosse una spatola. Tenete sempre una pezzetta bagnata vicino a voi pronti per raffreddare la plastica se si esagera con il saldatore ( quando la stessa diviene lucida significa che inizia a fondere).

Poi si deve passare all' esterno della carena ripetendo quanto sopra ma avendo cura di staccare prima gli adesivi perché sono fatti di plastiche diverse dall' ABS che vanno poi ad " inquinare " la fusione. Se ci sono dei buchi si possono riparare trovando dei pezzi di ABS e facendoli combaciare a mo di puzzle. Comunque sappiate che la fibra di vetro preimpastata attacca anche sull' ABS, tenendo però presente di rendere prima la superficie ruvida con della carta a grana grossa e poi bagnandola con dell' acetone puro che chimicamente fonde il primissimo strato del materiale lo prepara alla successiva adesione con la resina.

Per la stuccatura il procedimento è uguale a quello della vetroresina, compreso il tipo di stucco ( per metalli ). Inoltre so che esistono in commercio dei kit fatti di resine e tele appositamente formulati per le riparazioni dei fascioni della macchine ( che sono in ABS ), ma oltre che di difficile reperimento e non particolarmente economici, non avendoli mai usati non so come vadano impiegati.

 

 

RIPARAZIONE DEGLI OGGETTI IN LAMIERE

Qui il discorso si fa diverso in quanto è necessario industriarsi a trovare degli utensili idonei a tirare fuori quanto più possibile il " bozzo " causato dalla caduta, visto che l' unica parte in lamiera delle nostre moto è il serbatoio che ha un pessima accessibilità al suo interno.
Di solito si usano delle lime piegate o comunque degli oggetti che abbiano sufficiente massa da poter sferrare colpi dall' interno dei serbatoi, aiutandosi semmai poggiando l' esterno della parte da colpire su una superficie piana ( un bel tavolo da lavoro di legno andrebbe benissimo ).
Importante è non esagerare al fine di evitare che la lamiera fuoriesca troppo creando una gobba, che se carteggiata troppo potrebbe addirittura bucare il serbatoio.

Fatto ciò si carteggia la parte dall' esterno e, prima di iniziare con la stuccatura si deve applicare dell' antiruggine ai punti di lamiera non verniciata.
Poi con dello stucco per ferro si inizia a stuccare le parti, stendendo strati abbastanza fini ( tanto tira in poco tempo ) per evitare che con l' asciugatura di uno strato troppo massiccio, possa aprirsi qualche crepa ( lo stucco infatti ritira con l' essiccamento ).

 

 

VERNICIATURA DEI COMPONENTI RIPARATI

Fatte tutte la riparazione a dovere, con le superfici da verniciare ben levigate, siamo ora pronti per il tocco finale: la verniciatura.

In premessa è importante precisare che non è necessario che le vernici asciughino in un forno, ma basta un ambiente non umido e con una 20 di gradi ( per temperature inferiori esistono sia diluenti che catalizzatori acceleranti ).
Per un ritocco della sola parte riparata potete usare un colore fatto fare dalla ferramenta su un campione della carena, ma quasi sempre, non verrà un lavoro fine, data la quasi impossibilità di rendere il ritocco stesso invisibile sulla superficie già verniciata. Si può comunque tentare di spruzzare la zona con la vernice e poi ( a completa asciugatura ) con della pasta abrasiva e del polish levare l' alone che si verrà a creare ai bordi dello spruzzo ( esce quasi sempre una schifezza ma per una carena da battaglia può andare bene ).

La soluzione da adottare è quindi la totale riverniciatura dell' intera parte danneggiata. Va preparata la superficie togliendo tutti gli adesivi ( se sono sotto trasparente li si può lasciare a patto di riposizionarvi altrettanti ed identici dopo l' essiccazione della vernice per evitare che la superficie presenti in rilievo le scritte sottostanti ) e sgrassando con del diluente antisiliconico tutta la superficie ( io uso il Benzilux che non sarebbe altro che trielina per smacchiare, visto che è più economico del diluente ).
Ma prima, bisogna pulire tutta la zona di lavoro ( parlo di pulire in terra ) da polvere e da altri oggetti che poi si potrebbero attaccare alla vernice fresca, avendo semmai l' accuratezza di bagnare per terra per " fissare " la polvere. Io vernicio con il compressore e pistola , ma chi vuole può provare anche con le bombolette aspettandosi però un risultato inferiore, tenendo presente che alcune ferramenta particolarmente attrezzate possono caricare le bombolette con i colori che scegliamo

Per gli utensili da utilizzare si deve comprare ( per la pistola ) un ugello da 1,2 - 1,9 ( con l' ugello più grande si spruzzeranno vernici meno diluite ) ed un filtro determinate ad evitare che le impurità della vernice che si trovano nel serbatoio della pistola vengano spruzzate sulla superficie ( il filtro in questione andrà posizionato nel serbatoio della pistola ).

 

Per verniciare si possono usare ( comunemente ) tre tipi di vernici:

Nitro

( costano poco, asciugano subito, non hanno necessità del trasparente, ma sono delicate e tendono ad ingiallire e a scolorarsi se lasciate al sole oltre che essere attaccabili dalla benzina ),

bicomponenti

( quelle che vanno miscelate con il catalizzatore al 50%, non necessitano di trasparente hanno un costo simile alla Basi Acriliche ma di fatto sono più economiche visto che non dobbiamo poi comprare anche il trasparente, hanno una ottima finitura ma asciugano completamente in 24 ore ma poi hanno un ottima stabilità agli agenti atmosferici )

basi acriliche

( o doppio strato che sono indubbiamente le più costose visto che vanno poi coperte da trasparente bicomponente e diluite con del diluente acrilico, ma che hanno una resa finale eccelsa, valida anche per fare le aerografie sui caschi ).

 

Ora, prima di verniciare, creiamoci dei supporti ove potere poggiare le carene ancora fresche in modo che abbiano un sicuro appoggio senza che debbano toccare terra, assicurandoci che siano in una zona adatta alla successiva asciugatura ( non umida e non polverosa ) e soprattutto protetta dalla zona dove verniciamo. Creiamo un " circuito " di pezzi in modo che le varie mani di vernice saranno stese " in catena di montaggio " sui particolari.

Si inizia con il fondo ( una vernice nitro o bicomponente ) che sarebbe poi una sorta di stucco spray che serve otre che ad avere una superficie levigata da verniciare, anche a creare una base di colore per evitare che i toni si compongano con quelli sottostanti ( se spruzziamo un giallo su una superficie blu otterremo un bel verde! ).
Tutte le vernici vanno sempre diluite fino ad ottenere una densità pari a quella del latte ( con il fondo leggermente più denso ). Si attende la completa asciugatura del fondo ( si prova odorando la superficie o provando con un'unghia ad incidere una parte non in vista ) e si ricarteggia il tutto con una carta fine ( una 600 ad acqua o maggiore ) per preparare la superficie per la verniciatura.

 

 Risgrassiamo il tutto e ( finalmente ) spruzziamo il colore in più mani in modo da creare più strati che si asciugheranno un po' per volta.
Terminata quest' operazione ci rimane solo di passare il trasparente, per il quale conviene attendere l' asciugatura della vernice, sgrassarla con estrema delicatezza e poi spruzzarlo, tenendo presente che è autostendente, quindi ci si deve fermare quando la superficie risulta ancora un po' a buccia d' arancia, per evitare successive colature.

Sia le vernici che il trasparente si danno in più mani sovrapposte attendendo qualche minuto tra l' una e l' altra spruzzata. Il trasparente è importante che venga dato in due mani ove la prima deve essere una sola spruzzata al volo giusto per rendere adesiva la superficie per il prossimo strato, stando attenti che per voler fare le cose troppo bene si finisce quasi sempre per fare colature. Se comunque accadono possiamo provare a rimediare o trovando il modo di far asciugare il pezzo sottosopra al senso della colatura o magari scaldando la parte (che terremo in posizione orizzontale) in modo che la vernice si stenda (occhio che diventa più liquida e la colatura parte dall' altra parte!). Inoltre si può tentare anche, se le colature sono vicine al bordo della carena, di farle completamente colare via dandogli altro trasparente sopra. Ciò nonostante il sistema più sicuro è attendere la completa asciugatura della colatura ( casomai levate l' eccesso con una lametta visto che una goccia di trasparente in inverno può solidificare completamente anche dopo giorni ) per poi carteggiarla e riniziare tutto da capo.

 

 Per verniciature con più colori il procedimento è lo stesso sopradescritto tranne la necessità di spruzzare prima il colore più chiaro, attenderne l' essiccazione e coprire con dello scotch di carta (di buona qualità, io uso il 3M) e della carta ( non usate quella dei quotidiani che sporcano d' inchiostro la superficie ), le zone da mascherare ( ovvero quelle che non dovranno essere verniciate con il secondo colore ) per poi togliere tutto prima che il colore sia completamente essiccato per evitare che la vernice, indurita, venga via a pezzettini e lasci il classico scalino avvertibile al tatto.

 

 

Qui termina questo " prontuario " e nell' augurarvi buon lavoro, mi metto a vostra disposizione per tutti i chiarimenti del caso.

top Autore Nutella, data pubblicazione 01/09/2004 (© dbrt.it) - indice
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